Bici d’inverno, consigli per l’uso

Scritto il: 4 dicembre 2014 da nicola

Quando il freddo è pungente alcuni piccoli accorgimenti fanno la differenza

 

L’inverno è ormai arrivato: pioggia, vento, freddo e nebbia sempre più spesso accompagneranno le nostre pedalate in bici da corsa o in mtb. In questi mesi, la prima cosa che noi pedalatori facciamo quando abbiamo una bella uscita in programma è guardare fuori dalla finestra per capire cosa ci aspetta. Se la giornata è bella tiriamo un sospiro di sollievo, ma la verità è che difficilmente rinunciamo alla nostra uscita anche se il tempo è brutto o piove. Bisogna solo avere un po’ di volontà in più e attrezzarsi bene, ma quando c’è la passione niente è impossibile.

E allora, per non perdere neanche una giornata di allenamento, vediamo qualche utile consiglio per affrontare al meglio le giornate d’inverno in bici, cercando di divertirsi comunque e riducendo al minimo il rischio di malanni.

 

Abbigliamento

L’abbigliamento costituisce l’elemento chiave per pedalare in maniera piacevole anche nella stagione fredda. La tecnologia, infatti, ha fatto talmente tanti passi avanti che oggi, volontà permettendo, si potrebbe pedalare con qualsiasi situazione atmosferica.

Sul mercato si trovano tantissime alternative, noi vi diamo solo qualche utile indicazione. In primo luogo dedicate molta attenzione alla scelta dell’abbigliamento intimo, che al contrario di quello che molti pensano, è quello più importante per combattere al meglio il freddo. E’ necessario scegliere un capo protettivo, ma anche comodo e traspirante, per evitare che si inzuppi di sudore e poi vi faccia ghiacciare alla prima discesa. Dunque, se il vostro budget è limitato, investite più sull’intimo, non ve ne pentirete.

Dedicate particolare attenzione anche alla scelta dei guanti e dei copri scarpe, poiché le mani e i piedi non sono coinvolti nello sforzo e quindi sono le parti del corpo che si raffreddano di più. Se proprio non riuscite a risolvere il problema del freddo a mani e piedi, provate con delle scarpe invernali e con un doppio paio di guanti, uno fino sotto e uno più pesante sopra: l’intercapedine d’aria che si forma tra i due dovrebbe garantirvi un po’ di sollievo.

Infine, anche se suonerà strano, evitate di coprirvi in maniera eccessiva e con giacche troppo pesanti, poiché rischiereste di sudare molto in salita e poi ghiacciarvi in discesa. Meglio scegliere delle giacche tecniche antivento e, eventualmente, vestirsi a strati in modo da potersi togliere qualcosa in salita e rimetterlo in discesa. Evitate anche i k-way e le giacche in nylon, perché vi faranno solo sudare moltissimo senza riparare adeguatamente dal freddo; utilizzateli solo in caso di pioggia o per coprirvi in cima ad una salita prima di affrontare una discesa.

Per quanto riguarda salopette e pantaloni, scegliete in base al gusto e al comfort, poiché gli arti inferiori sono quelli più interessati dallo sforzo e quindi meno soggetti a raffreddamento. In caso di giornate particolarmente fredde, potete solo utilizzare un piccolo accorgimento: un po’ di crema riscaldante nella zona intorno al ginocchio, quella più esposta all’aria e meno interessata dal lavoro muscolare.

 

Orario e percorso

Anche scegliere con attenzione orario e percorso può fare la differenza, in particolare in bici da corsa. In mtb, infatti, le velocità sono più basse, c’è meno ventilazione e quindi si sente un po’ meno freddo.

Prima di tutto, compatibilmente con gli impegni familiari e lavorativi, cercate di sfruttare le ore centrali della giornata: tra le 11 e le 14 avremo sicuramente la possibilità di pedalare con qualche grado in più. Poi cercate di scegliere percorsi soleggiati, anche se questo dovesse rendere un po’ meno vario e divertente il giro, poiché le strade molto in ombra per tutta la giornata sono molto più fredde ed espongono anche ad un ulteriore rischio: la strada ghiacciata.

Nelle giornate più fredde cercate anche di evitare le lunghe discese poiché comportano un forte raffreddamento della temperatura corporea e sono ancora più fastidiose poiché, normalmente, in salita avremo sudato. Se proprio non volete rinunciare a una bella salita, è necessario scegliere con cura il versante migliore, privilegiando quello più in ombra per la salita e quello al sole per la discesa. Sembra una banalità, ma può fare la differenza.

Un’altra accortezza banale, ma molto importante, è scegliere con attenzione il luogo di sosta per il caffè, abitudine immancabile nelle uscite con gli amici. D’estate, di solito, ci si ferma in vetta alle salite, anche per aspettare chi è rimasto indietro; d’inverno questa scelta è da evitare assolutamente, poiché il sudore vi si asciugherebbe addosso proprio prima di affrontare la discesa. In vetta meglio proseguire e poi fermarsi al termine della discesa, quando un caffè o un the caldo aiuterà a riportare in “temperatura” il corpo.

 

Buon senso

La nostra passione per la bici, ovviamente, non deve però mai superare il limite di sicurezza e buon senso. Se la pioggia è battente o le temperature veramente polari, forse ha più senso rimanere a casa, magari dedicandosi alla piscina o alla palestra, evitando il rischio di malanni e influenze che poi ci costringerebbero a stare a riposo per molti giorni.

In più, sempre per migliorare la nostra sicurezza sulla strada, non dimentichiamo alcuni utili accorgimenti: durante l’inverno utilizziamo pneumatici adatti al bagnato o al fango (in mtb), in caso di nebbia o scarsa visibilità utilizzate luci anteriori o posteriori per farvi vedere meglio dalle auto, e per lo stesso motivo privilegiate capi d’abbigliamento colorati, meglio se con inserti rifrangenti. Infine, al ritorno non lasciatevi tentare dalla voglia di lavare e sistemare subito la vostra bici; prima concedetevi una bella doccia calda e poi dedicatevi alla nostra amata bici, la vostra salute ne guadagnerà…



Salite dell’Umbria: Forca Canapine

Scritto il: 15 luglio 2014 da nicola

Lunghezza: 18,1 km

Dislivello: 870

Pendenza media: 5%

Difficoltà: alta

In questi giorni siamo andati diverse volte a Castelluccio di Norcia per ammirare lo spettacolo della fioritura e così, per la nostra rubrica le salite dell’Umbria, questa settimana abbiamo deciso di proporvi uno dei classici dei Monti Sibillini, Forca Canapine.

Forca Canapine è una località ben conosciuta a tutti gli appassionati di sci di Umbria e Marche, ma rappresenta anche una bellissima salita da percorrere in bici, con scenari bellissimi che cambiano ma mano che si sale di quota.

La salita misura oltre 18 chilometri, ma è molto regolare con una pendenza che poche volte si discosta dal 5%: si tratta comunque di un’ascesa da considerare difficile, poiché per un ciclista di medio livello è necessaria circa un’ora di tempo e per poterla affrontare è richiesto un buon livello di allenamento, anche se la pendenza costante facilita la scalata.

 

L’ascesa vera e propria inizia qualche chilometro fuori Norcia, girando a sinistra in direzione di Castelluccio e Forca Canapine. Le prime rampe sono  le più dure di tutta la salita, con pendenze che toccano anche il 7-8%, ma si tratta di poche centinaia di metri. Le pendenze, infatti, scendono subito al 5-6% e la prima parte della salita scorre molto regolare, con strada larga e ampi curvoni; in questo tratto è necessario prestare un po’ di attenzione al traffico, perché questo primo tratto di ascesa è utilizzato dalla “Tre Valli Umbre”, il collegamento privilegiato tra Norcia e Ascoli Piceno.

Inizio salita

Al chilometro 2,8 la pendenza scende intorno al 4%, per poi diventare un vero e proprio falsopiano all’1-2% fino al chilometro 3,8; superato un piccolo ponticello la strada torna a salire regolare con pendenze del 5-6%. Al chilometro 4,6 si incontra la deviazione verso Ascoli Piceno: qui si lascia la Tre Valli Umbre e si prosegue a sinistra con la strada che si fa più stretta e con il traffico che diminuisce drasticamente. Da qui in poi inizia il tratto più bello e affascinante della salita.

Superato il bivio per Ascoli Piceno, si prosegue a sinistra: inizia il tratto più bello della salita

Da questo punto in poi si affronta un lungo rettilineo, intervallato solo da alcune semicurve, sempre intorno al 5-6%; in questo tratto girate lo sguardo sulla sinistra perché avrete modo di godere di un bellissimo panorama su Norcia e su tutto l’altopiano che la circonda. L’ascesa non presenta variazione significative fino al chilometro 7,6, quando si affronta un ampio tornante sulla destra, l’unico di tutta la salita. Da qui in poi, infatti, la strada sale tra rettilinei e ampie curve senza più un tornante, cosa abbastanza strana per un’ascesa così lunga…

Al chilometro 10,4, in corrispondenza di un piccolo spiazzo sulla destra, la strada spiana completamente per circa 200 metri, dove si può prendere fiato, prima che la salita riprenda molto regolare intorno al 6%. Mentre sulla destra si può ancora godere del panorama sulla piana di Norcia, alzando lo sguardo sulla sinistra il panorama inizia a cambiare, con il bosco che lascia spazio ai prati che caratterizzano le vette di questa zona dei Sibillini.

La salita continua per diversi chilometri sempre molto regolare fino ad una vecchia casa cantoniera sulla sinistra, che preannuncia qualche centinaio di metri quasi pianeggianti e precede di poco il bivio sulla sinistra per Castelluccio di Norcia (km 15,1): girando a sinistra in pochi chilometri si raggiunge il rifugio Perugia e poco dopo la bellissima piana di Castelluccio, noi invece in questo caso proseguiamo ancora diritti in direzione di Forca Canapine.

Dopo il bivio per Castelluccio il panorama si fa più montano, in basso si scorge la salita già percorsa

La salita è sempre costante intorno al 6%, con pochissime punte che toccano il 7%, ma il panorama si fa sempre più montano visto che siamo già oltre i 1400 metri di quota.  Un’ampia curva sulla sinistra ci immette nell’ultimo tratto di salita, ma da questo punto in poi si inizia già a vedere il valico tra i prati. Poco prima del chilometro 17 troviamo sulla sinistra il cartello di Forca Canapine, ma non lasciamoci ingannare perché per il valico c’è ancora un chilometro: la vetta, infatti, si raggiunge al chilometro 18,1 a 1600 metri di quota. Da qui, in realtà, è possibile girare a sinistra e salire ancora per un chilometro per una strada abbastanza dissestata che porta verso gli impianti di risalita: vi consigliamo di affrontare anche questo ulteriore chilometro, non tanto per il valore dell’ascesa, ma per la bellezza del panorama che si apre sul Monte Vettore, su Castelluccio e sul Pian Grande.

La piana di Castelluccio in fiore, a pochi chilometri da Forca Canapine

L’ascesa di Forca Canapine, molto bella da un punto di vista paesaggistico, in particolare da metà in poi, può essere inserita all’interno di numerosi itinerari tra Umbria e Marche. Noi ve ne consigliamo uno, affascinante sia come difficoltà sia da un punto di vista paesaggistico. Partendo da Norcia si sale fino a Forca Canapine, da qui si scende nelle Marche verso Capodacqua e poi si segue la vecchia strada fino ad Arquata del Tronto, dove si gira a sinistra e si affronta la dura salita di Forca di Presta con gli ultimi chilometri che non scendono mai sotto il 10%. Superata Forca di Presta si scende verso la piana di Castelluccio per poi tornare verso Norcia dopo circa 90 chilometri. Qui potete trovare il percorso completo http://www.openrunner.com/?id=3841114

Il panorama dalla vetta…

Concludiamo con qualche consiglio tecnico: per i rapporti da utilizzare, non saranno necessarie accortezze particolari visto che le pendenze non sono elevate. Un 34×25 o un 39×27-28 saranno più che sufficienti. Per quanto riguarda il periodo migliore per affrontarla, ricordiamo che si tratta di una salita che porta a 1600 metri di quota, quindi i mesi ideali vanno da maggio a settembre, poiché difficilmente soffrirete il caldo. Se avete modo andate tra giugno e luglio, così potrete unire alla soddisfazione della scalata anche lo spettacolo della fioritura della piana di Casteluccio. In questo caso, però, cercate di salire durante la settimana perché nel week end potreste trovare molto traffico diretto verso Castelluccio che renderebbe la scalata meno piacevole.



Estate in bici, consigli per combattere il caldo

Scritto il: 26 giugno 2014 da nicola

L’estate è sicuramente la stagione migliore per pedalare, grazie alle giornate più lunghe, al maggior tempo a disposizione che quasi tutti abbiamo durante le ferie, ad un meteo normalmente stabile e piacevole. Tuttavia anche l’estate nasconde delle insidie, soprattutto quelle legate al caldo torrido che può rendere la pedalata molto faticosa.

I più esperti sapranno sicuramente come combattere al meglio l’afa, ma visto che in questa stagione sono molti anche coloro che si avvicinano per la prima volta alle due ruote (magari durante le vacanze), proviamo a dare qualche consiglio utile per godere al meglio di un bel giro in bicicletta.

 

 Scegliete con cura orario e percorso

L’orario di partenza e il tipo di itinerario scelto rappresentano le due cose più banali, ma anche due delle più importanti. Come per ogni attività che si svolge durante l’estate, infatti, è assolutamente consigliato evitare le ore centrali della giornata e sfruttare il mattino presto o il tardo pomeriggio. Secondo noi l’orario ideale è dalle 6,30 alle 10, ma anche dalle 18,30 in poi non si sta male. Oltre che stare più freschi, vi godrete due dei momenti più belli della giornata, sia come luce, sia come odori e profumi.

Se non avete modo di uscire in queste fasce orarie, prestate almeno attenzione al percorso scelto: privilegiate itinerari che si sviluppano in mezzo al bosco e in zone ombreggiate, dove la temperatura rimane accettabile anche nelle ore più calde.

L’abbigliamento giusto

Anche l’abbigliamento gioca un ruolo fondamentale, poiché deve svolgere la funzione di mantenerci freschi e, allo stesso tempo, di far traspirare l’organismo. Oggi sul mercato esistono prodotti tecnici di grande qualità, che svolgono al meglio queste due funzioni. Addirittura vi sono alcuni capi che riflettono la luce del sole, garantendo la piacevole sensazione di pedalare sempre all’ombra. Certo, i prodotti di maggiore qualità sono piuttosto costosi, ma se avete intenzione di pedalare con assiduità, non potrete farne a meno.

Nelle giornate calde non dimenticate mai di proteggervi la testa: normalmente dovreste andare in giro con il casco, ma in alternativa mettete almeno un cappellino o una bandana che vi ripari dai raggi diretti del sole. Indossate anche i guanti, saranno molto utili per asciugarvi il sudore dalla fronte senza farlo finire negli occhi. E a proposito di occhi, non dimenticate mai un paio di buoni occhiali da sole, che vi proteggeranno dai raggi uv e dagli eventuali insetti che potrebbero finirvi negli occhi.

Un ultimo consiglio legato all’abbigliamento estivo, a cui pochi pensano, è relativo al colore degli indumenti: evitate il nero, privilegiate i colori chiari, oppure il rosso e il verde. In questo modo rifletterete meglio i raggi del sole e avrete una minore sensazione di calore.

L’idratazione e l’alimentazione

Infine, per affrontare al meglio un allenamento o una gita in bici in condizioni di caldo torrido, sono fondamentali la corretta alimentazione e la corretta integrazione

Prima di partire evitate cibi pesanti e privilegiate prodotti freschi, frutta e verdura, poiché sono ricche di sali minerali che in estate si perdono in grandi quantità a causa della sudorazione.

Partite per la vostra escursione sempre con almeno due borracce (magari una di acqua e una di sali minerali) e, se prevedete di restare a lungo in zone isolate e lontano da bar e fontanelle, organizzatevi anche con uno zaino idrico (la capienza è normalmente di 2 litri). Anche se la temperatura esterna è molto alta, utilizzando acqua fresca rimarrà ad una temperatura accettabile per un po’ di tempo.

Bevete spesso e a piccoli sorsi, anche quando non sentite di avere sete. Fino alle due ore di pedalata, può essere sufficiente idratarsi solo con acqua, oltre questo termine l’abbondante sudorazione necessaria a termoregolare l’organismo farà perdere anche molti sali e quindi integrate anche con delle bevande idrosaline (oggi in commercio ve ne sono di moltissimi tipi e di ottima qualità). A questo proposito un piccolo consiglio: per gli integratori salini rispettate le dosi indicate nelle confezioni, evitate di eccedere e di preparare bevande troppo concentrate, perché anziché farvi bene sarebbero controproducenti.

Infine, quando la temperatura è veramente alta, ricordatevi di bagnarvi spesso con l’acqua della borraccia (meglio se fresca), soprattutto la testa e la nuca; in questo modo contribuirete a mantenere bassa la temperatura corporea, riducendo il rischio di colpi di calore e mantenendo buona la vostra prestazione fisica.



Che panorami (e che strade) tra i boschi del monte Peglia

Scritto il: 12 giugno 2014 da nicola

Questa settimana è arrivato veramente il caldo estivo, ma di certo non ci ha tolto la voglia di pedalare, anzi…

Così siamo partiti di buon’ora per salire sul Monte Peglia dal lato di San Venanzo e poi tornare da Parrano. Il Monte Peglia è una delle salite più battute dai ciclisti dell’Umbria centrale e di certo non è un caso. Intanto si può salire da molti versanti, tanto che le strade che conducono alle antenne che contraddistinguono la vetta partono dalle zone più diverse dell’Umbria (da Marsciano, da poco fuori Todi, da poco fuori Orvieto, dalla zona di Fabro). La maggior parte dei percorsi non presentano pendenze elevate e, quindi, sono adatti anche ai meno allenati, che possono scalare una lunga salita godendosi il panorama senza patire le pene dell’inferno. Quasi tutte le strade sono poco trafficate e molto panoramiche, senza dimenticare che scorrono in gran parte in mezzo al bosco, offrendo un po’ di frescura anche durante l’estate, nonostante un’altitudine non elevata (la cima è posta a 837 msl).

Noi, venendo da Perugia, abbiamo deciso di scalarlo da uno dei versanti più classici, cioè da Marsciano.

Già nel primo tratto di itinerario, quello che va da Perugia a Marsciano passando per la strada marscianese, si possono ammirare bellissimi scorci sulle colline dell’Umbria, che in questo momento dell’anno sono ricche di sfumature di colori, con il verde che gradatamente lascia spazio al giallo del grano quasi pronto per essere battuto.

Arrivati a Marsciano, città famosa tra le altre cose anche per la produzione del laterizio http://www.sistemamuseo.it/ita/2/musei/56/marsciano-umbria-museo-dinamico-del-laterizio-e-delle-terrecotte-di-marsciano-palazzo-pietromarchi/, si attraversa la città e si prosegue verso il Monte Peglia. La salita inizia poco fuori il centro abitato con un primo tratto abbastanza impegnativo, ma superate le prime curve la pendenza si fa più dolce e la strada scorre piacevolmente nel bosco per diversi chilometri, salendo in maniera costante e regolare. Poco prima di San Venanzo (qui vi consigliamo una visita al museo vulcanologico http://www.comune.sanvenanzo.tr.it/it/territorio_comunale/parco_e_museo_vulcanologico.html) , c’è addirittura un tratto in discesa dove poter rifiatare.

Abbiamo appena lasciato Marsciano, inizia la salita verso il Peglia

Dopo l’abitato di San Venanzo inizia il troncone di salita più impegnativo, con la strada che si inerpica all’interno di una bella pineta con pendenze che arrivano anche fino al 10%. Il tratto duro si conclude in corrispondenza del bivio per San Vito, dove le pendenze tornano ad aggirarsi sul 5% fino alla cima della salita. Gli ultimi chilometri alternano tratti di strada immersi nel bosco a tratti più scoperti che permettono di godere di un’ampia vista su quasi tutta l’Umbria. Nel nostro giro di oggi ci siamo fermati a pochi chilometri dalla vetta del Monte Peglia, poiché abbiamo girato a destra in direzione di Parrano, tuttavia vi segnaliamo che tutta l’area è parte di un bellissimo parco regionale, dove si può passare una piacevole giornata in famiglia, fare attività all’aria aperta ed escursioni http://www.parchiattivi.it/parco.monte.peglia.selva.meana/par.php.

Siamo quasi in cima, si gira a destra verso Parrano

La strada che inizia a scendere in direzione di Parrano è a nostro avviso una delle più belle che si possano percorrere in bici nella nostra regione: quasi 20 chilometri di strada che tende a scendere (ma ovviamente il giro si può fare anche in senso inverso), asfalto in ottime condizioni, pochissimo traffico e panorami bellissimi, con il profumo di ginestre che si alterna a quello dei boschi di conifere e dell’erba tagliata.

La bellissima strada che dal Peglia scende in direzione di Parrano

Dopo molti chilometri immersi esclusivamente nella natura, quasi a fine discesa, si raggiunge il borgo di Parrano, conosciuto per delle particolari conformazioni rocciose che prendono il nome di Tane del Diavolo. Se avete modo di fermarvi o di tornare a visitarle, qui trovate tutte le informazioni http://parrano.org/il-paese/tane-del-diavolo/, anche per un eventuale itinerario a piedi. http://www.parchiattivi.it/parco.monte.peglia.selva.meana/iti_dettaglio.php?id_iti=2395

Al termine della discesa, poco prima di arrivare a Fabro, abbiamo girato a destra riprendendo la strada per Perugia e affrontando un’altra lunga e bella salita che conduce fino a Montegabbione, altro borgo che offre un panorama da non dimenticare. Poco dopo il paese si inizia a scendere lasciando la provincia di Terni per tornare in quella di Perugia e ci si avvia senza ulteriori asperità verso la fine dell’itinerario.

Si sale verso Montegabbione, in lontananza si vede il borgo di Carnaiola

Noi abbiamo inserito la scalata del Peglia in un percorso lungo di 125 km, ma chi è meno allenato può organizzare un itinerario anche più breve, magari partendo direttamente da Marsciano. Il Monte Peglia vi darà comunque soddisfazione…

 

Dati Tecnici:

Distanza: 124 km

Dislivello: 1600 metri

Livello di difficoltà: difficile

Link per scaricare la traccia gps: http://connect.garmin.com/activity/518337078

 


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Salite dell’Umbria: Colle Campana da Umbertide

Scritto il: 5 giugno 2014 da nicola

Lunghezza: 15,2 km

Dislivello: 505

Pendenza media: 3%

Difficoltà: media

 

Questa settimana nella nostra sezione itinerari  iniziamo una nuova rubrica per tutti gli appassionati di salite: le salite dell’Umbria. Qui, una volta al mese, posteremo la descrizione e i dettagli delle salite dell’Umbria, sia su strada sia in mtb.

Ovviamente non potremo percorrerle tutte, quindi ci aspettiamo una mano anche da voi. Se amate particolarmente una salita e pensate che sarebbe bello farla conoscere anche ad altri appassionati, inviateci una mail a bikeinumbria@gmail.com con il file gps, una breve descrizione e 3 o 4 foto e noi in breve tempo la pubblicheremo su questo blog.

Iniziamo la nostra ricognizione tra le salite dell’Umbria con la lunga ascesa su strada che da Umbertide porta fino a Colle Campana, conosciuta dai ciclisti del luogo come “Pacella”.

La salita è molto lunga, ma non presenta quasi mai pendenze impegnative, se non nell’ultimo chilometro: 15 chilometri con una pendenza media del 3%. Non lasciatevi però ingannare dal valore della pendenza media, perché la salita è divisa in due tronconi, inframezzati da circa 2 chilometri di discesa che quindi abbassano la percentuale.

L’ascesa si prende appena fuori da Umberdite, svoltando in direzione di Preggio sotto il ponte della ferrovia. La strada inizia a salire dolcemente e poi si assesta su pendenze intorno al 5%;  questo primo tratto è molto piacevole e caratterizzato da una serie di tornanti.

Incrocio per Preggio, qui inizia la salita

Il primo tratto di salita è caratterizzato da ampi tornanti e pendenze intorno al 5%

Al km 3,8, in corrispondenza del piccolo gruppo di case di Polgeto, la strada spiana completamente per alcune centinaia di metri e ci avvicina alle pendici del Monte Acuto, dove si ricomincia a salire. Al km 5,7 una curva a sinistra introduce nella stretta gola ai piedi del Monte Acuto, dove le pendenze toccano il 7%. E’ il tratto più difficile di questo primo troncone di salita, che termina

alla fine di un lungo rettilineo. Appena ricominciano le curve, la pendenza scende di nuovo intorno al 5% fino al km 8,7 dove si conclude il primo troncone. Prima di iniziare a scendere, si può ammirare il panorama su Monte Acuto da un lato e sull’alta Umbria dall’altro.

Panorama verso la Valle del Tevere

La discesa è lunga un paio di chilometri e a parte l’asfalto un po’ rovinato non è tecnica. Vi consigliamo di continuare a pedalare per non trovarvi all’inizio del secondo troncone di salita con le gambe fredde e dure. Il secondo tratto inizia al chilometro 10,7 e dopo una prima parte “scoperta” si infila nell’ombra del bosco,  che rende piacevole questa salita anche d’estate. Per  circa 3 chilometri, caratterizzati da curve e controcurve, la pendenza rimane costante intorno al 5%.

Al km 13,9, in corrispondenza dell’incrocio per Preggio, si prosegue a sinistra in direzione Castel Rigone e si inizia l’ultimo, e più duro, tratto di salita. Il bosco lascia spazio ad ampi prati, con la vista che spazia a sinistra fino al Monte Catria e al Monte Nerone, a destra  sul Lago Trasimeno. L’ultimo chilometro non è regolare come il resto della salita, ma è caratterizzato da tre rampe in sequenza con pendenze superiori al 10% che richiederanno le vostre ultime energie: dopo 15,2 chilometri la salita è domata.

Superato il bivio per Preggio iniziano gli ultimi tre strappi, i più duri di tutta la salita

Questo colle non è difficile, ma per un ciclista con medio allenamento richiederà comunque più di 45 minuti di tempo e quindi può essere un valido allenamento per chi vuole prepararsi ad affrontare le più dure salite alpine o dolomitiche. Si può inserire all’interno di numerosi itinerari, uno dei più classici è quello che unisce la valle del Tevere al Trasimeno: dalla cima, infatti, si può scendere a Castel Rigone e a Passignano, da qui pedalare sulle rive del lago fino a Tuoro e iniziare la salita di Valico Gosparini. Arrivati in vetta si riscende verso Lisciano Niccone e si conclude il giro in pianura tornando a Umbertide.

Qui trovate planimetria e altimetria dell’itinerario: http://www.openrunner.com/index.php?id=3697280


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Da Città della Pieve verso i boschi del Monte Rufeno

Scritto il: 22 maggio 2014 da nicola

Prima di tutto scusateci per la lunga assenza dal nostro blog: impegni di vario genere e altri progetti lavorativi ci hanno impedito di aggiornare queste pagine come avremmo voluto.

Ma adesso la primavera si è fatta spazio, la voglia di bicicletta aumenta e quindi vi promettiamo che ci faremo perdonare.

Oggi vi vogliamo raccontare l’itinerario su cui abbiamo pedalato ieri con la nostra bici da corsa in una splendida giornata di sole, di quelle che non vorresti mai rientrare a casa. Se avete un buon allenamento, vi consigliamo di andarci proprio in questi giorni, tra maggio e giugno, perché i paesaggi, i colori e i profumi sono fantastici.

Un campo di papaveri alle porte di Città della Pieve

 Siamo partiti da Città della Pieve e abbiamo iniziato a scendere in direzione di Ponticelli, non prima di aver fatto un giro per le vie della città (qui trovate tutte le info su cosa vedere http://www.conoscerelumbria.regioneumbria.eu/%5Cdefault.aspx?citta=054012)  e aver ammirato la splendida vista sul Monte Cetona e sulla valle che separa Umbria e Toscana.

Arrivati a Ponticelli, abbiamo girato a sinistra in direzione di Fabro, pedalando per circa 10 chilometri completamente in pianura, un tratto ideale per scaldare le gambe in vista delle salite che avremmo trovato più avanti. Al termine di un lunghissimo rettilineo, abbiamo girato a destra in direzione di Fabro e abbiamo iniziato a salire verso il paese, affrontando subito pendenze abbastanza impegnative. Superato Fabro abbiamo continuato in direzione di Allerona, entrando in uno dei tratti più suggestivi del percorso, con la strada che si fa più stretta e scorre in una natura incontaminata, lasciando alle spalle rumori, traffico, stress. Il primo tratto di ascesa sale a strappi ed è caratterizzata da vegetazione bassa che lascia spazio ai panorami delle valli sottostanti. Per strada non si incontra una macchina (nei 20 km che separano Fabro da Allerona ne abbiamo contate due) e in questo periodo potrete godervi i colori e i profumi delle piante e dei fiori che vi circondano senza alcun disturbo. Vi consigliamo di salire con calma, guardarvi intorno, respirare a fondo, tornerete a casa con un umore sicuramente migliore di quando siete partiti.

Natura incontaminata lungo la salita verso il Parco di Villalba

La seconda parte della salita, invece, sale più regolare e immersa nella vegetazione, con il profumo dei fiori che lascia spazio a quello del bosco, e conduce fino al valico di Selva di Meana e al Parco di Villalba, un’area attrezzata ideale per una sosta o per passare una piacevole giornata d’estate, anche con la famiglia (http://www.parcodivillalba.it/)

Da qui abbiamo iniziato una lunga discesa nel bosco che ci ha portato fino al borgo di Allerona, dove ci siamo fermati brevemente tra le bancarelle del mercato che si svolge ogni mercoledì e dove abbiamo riempito le borracce d’acqua, prima di continuare a scendere verso Allerona Scalo.

il borgo di Allerona, da qui si gode un panorama fantastico

Ad Allerona Scalo non abbiamo seguito le indicazioni per Orvieto, ma abbiamo girato a sinistra verso La Sala, ricominciando subito a salire. In questa zona il paesaggio è diverso, con i boschi e la natura incontaminata che lasciano gradualmente spazio alle distese ordinate di vigneti, ben visibili soprattutto quando si raggiunge il Castello della Sala e ci si volta in direzione di Orvieto. Da qui la salita si fa più impegnativa, con punte al 9-10% e ha messo a dura prova le nostre gambe che cominciavano a lanciarci i primi segni di stanchezza. Per fortuna l’ultimo tratto che conduce al valico del Monte Nibbio è meno impegnativo e ci ha permesso di ammirare i fantastici panorami che si possono godere da quassù.

 

Superato il Monte Nibbio, abbiamo iniziato la discesa verso Ficulle e da qui abbiamo continuato ancora per molti chilometri in discesa verso Fabro Scalo, un tratto ideale per recuperare le forze, mangiare e bere qualcosa, in vista dei chilometri finali. Da Fabro scalo abbiamo ripercorso a ritroso la prima parte dell’itinerario, con il lungo tratto di pianura fino a Ponticelli e poi gli ultimi 5 chilometri di ascesa verso Città della Pieve: non una salita impegnativa, ma a fine giro si è fatta sentire. Vi consigliamo di lasciare qualche energia di riserva per scalare queste ultime rampe, in modo da non soffrire più del dovuto.

Si sale verso il Valico del Nibbio, vista sui vigneti e sul Castello della Sala

Siamo rientrati a Città della Pieve dopo 80 chilometri, soddisfatti per aver fatto un giro veramente bello in una zona dell’Umbria poco battuta, immersa nella natura e ideale per pedalare grazie alla sua tranquillità e al pochissimo traffico. Provatelo e non ve ne pentirete!

Dati Tecnici:

Distanza: 80 km

Dislivello: 1320 metri

Livello di difficoltà: difficile

Link per scaricare la traccia gps: http://connect.garmin.com/activity/504532620  


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UN GIORNO DI FINE ESTATE, PEDALANDO PER L’UMBRIA NASCOSTA…

Scritto il: 11 settembre 2013 da nicola

Il sole va e viene, ma le giornate sono ancora buone e  il caldo non è più torrido: non c’è condizione migliore per inforcare la bici e andare a farsi un giro per lasciare alle spalle lo stress di tutti i giorni. Da un po’ di tempo volevamo organizzare una pedalata in una zona dell’Umbria molto suggestiva ma poco conosciuta, anche per gli umbri stessi, e oggi abbiamo deciso che era il momento giusto per mettere in pratica quest’idea.

Carichiamo la nostra bici in macchina e partiamo in direzione di Todi, destinazione Collazzone. Il giro che abbiamo in mente tocca molti degli antichi borghi e castelli che nel medioevo facevano parte del Comune di Todi e che ancora oggi hanno mantenuto un aspetto molto simile a quello medioevale.

Parcheggiamo poco fuori dal centro di Collazzone, riempiamo due borracce, mettiamo in tasca un paio di barrette e via sui pedali. Facciamo partire il computerino da Piazza Umberto I, nel centro di Collazzone, dove un vecchio cartello del Touring Club Italiano ci ricorda che siamo a 21 chilometri da Todi e a 47 da Foligno, proprio nel cuore della regione.

Il vecchio cartello del TCI posto proprio all’ingresso di Collazzone che indica le distanze da Todi e Foligno

Il primo tratto verso San Terenziano è in discesa ed è perfetto per scaldare le gambe e godere dei panorami che si aprono intorno a noi. Lasciando il profilo di Todi sulla destra, la strada inizia ben presto a salire verso San Terenziano, dove arriviamo dopo circa 7,5 km e proseguiamo a sinistra in direzione di Saragano e Gualdo Cattaneo. San Terenziano merita una visita al centro storico, ma visto che siamo appena partiti e che ci passeremo anche al ritorno, decidiamo di fermarci più tardi.

Al successivo incrocio proseguiamo verso Gualdo Cattaneo e dopo un tratto di saliscendi giriamo a sinistra in direzione di Saragano, prossima meta del nostro itinerario. Saragano, che si raggiunge dopo una breve salitella, rappresenta una vera chicca, ristrutturato di recente, è una finestra dal panorama invidiabile su tutta la zona circostante. Proseguiamo rimanendo in quota sulla cresta di una collina, con la strada che è un vero paradiso: asfalto buono, ombra abbondante che vi farà stare freschi anche d’estate, auto praticamente inesistenti…

In lontananza, il piccolo borgo di Saragano, vera finestra sull’Umbria

Al km 16 arriviamo a Ceralto, antico e piccolissimo borgo quasi disabitato che merita di essere visto almeno per la fantastica posizione in cui era stato costruito: il borgo sembra galleggiare su un dirupo e appare d’improvviso in mezzo ad un fitto bosco. L’aquila, antico stemma del comune di Todi, campeggia sulle mura esterne, subito evidente di fronte al viaggiatore, così come nella maggior parte dei borghi che incontreremo durante questa pedalata.

Lo stemma dell’Aquila di Todi all’ingresso di Ceralto

Una volta ripartiti iniziamo a scendere verso Gaglietole, con la strada che si fa via via più ripida e richiede un po’ di attenzione; raggiunto il paese giriamo a destra, superiamo il castello e dopo un altro tratto di discesa ripida giriamo a destra verso Cisterna. Qui inizia il tratto più duro dell’itinerario, con una salita di circa 3km con punte al 16-17% di pendenza. C’è da sudare, ma la bellezza della strada e del panorama che si gode da questo castello costruito nel 1200 ne valgono la pena. Continuiamo a pedalare immersi nella vegetazione fino a Pozzo, da dove iniziamo a scendere verso Gualdo Cattaneo, rilassando un po’ le gambe prima di cominciare i 4 chilometri che portano verso il centro del paese.

Il castello di Cisterna, tra Gaglietole e Pozzo. L’edera sembra quasi “disegnare” un cuore…

L’edera sembra quasi “disegnare” un cuore… La salita è facile, ma il caldo inizia a farsi sentire e arrivati in cima, con la scusa di una breve visita al borgo, ci rifocilliamo con una bella bibita fresca.Scendiamo dal versante di Montefalco e nel frattempo entriamo nell’area del Sagrantino: ce lo indicano i cartelli della strada del Sagrantino, ma anche i vigneti che si estendono da entrambi i lati della strada. Proseguiamo in direzione di Bastardo (km44) e da qui verso Todi, percorrendo i pochi chilometri dell’itinerario appena più trafficati.

Gualdo Cattaneo fotografato dalla discesa che porta verso Bastardo

Dopo un paio di chilometri di salita facile, al chilometro 49 giriamo a destra in direzione di Torri e affrontiamo una rampa breve ma veramente tosta, che mette a dura prove le nostre gambe. Per fortuna si tratta di non più di 400 metri che ci portano proprio fino alle porte del paese.

Una foto e poi continuiamo per la strada che riconduce a San Terenziano, lasciando sulla destra il castello di Barattano e un panorama mozzafiato sulle colline Umbre. A San Terenziano (che oggi è sotto il comune di Gualdo Cattaneo, ma che nel medioevo appartenne a Todi e ne seguì tutte le vicissitudini) ci concediamo un’altra sosta per visitare il centro storico e per godere degli scorci che si possono ammirare da ognuna delle vie del borgo. Se siete amanti del buon mangiare, dovete tornate a maggio in occasione di Porchettiamo http://www.porchettiamo.com/porchettiamo.php grande evento dedicato alla porchetta.

Ripartiamo in discesa alla volta di Collazzone, dove facciamo rientro dopo 62km e 1100 metri di dislivello, stanchi ma soddisfatti. Se amate pedalare, avete un minimo di allenamento, vi affascinano borghi e castelli questo è un itinerario che prima o poi dovete mettere in programma…



BICI, CHE PASSIONE…

Scritto il: 2 maggio 2013 da nicola

“La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti” scriveva
Albert Einstein in  una lettera al figlio Eduard nel 1930. Prendendo spunto da questo suggestivo aforisma abbiamo deciso di intraprendere una nuova avventura editoriale, che si aggiunge ai nostri profili Facebook, Twitter e You tube.

I fili conduttori di questo blog saranno due: la passione per la bicicletta, in tutte le sue forme, e la passione per le bellezze della nostra regione, l’Umbria. Due elementi che si sposano perfettamente e che cercheremo di farvi scoprire narrando storie, condividendo gli itinerari e le escursioni, ma anche calandoci nelle tradizioni locali o raccontando quanto è gustoso mangiare un piatto tipico al rientro da un’uscita in bici…

Condividere gli itinerari

Ancora non abbiamo una scaletta precisa, ma veramente molte idee in testa… In primo luogo vorremmo condividere escursioni su strada o in mtb nella nostra regione. Raccontare i bei giri che riusciamo a fare nei (pochi…) ritagli di tempo e nel week end sperando che possano essere spunti utili per tutti quelli che hanno la nostra passione (se state leggendo queste righe probabilmente la avete anche voi…).

L’idea di partenza è di postare gli itinerari più classici e suggestivi, ma anche e soprattutto quelli meno conosciuti, quelli dell’Umbria più nascosta e intima, che meglio esprimono le emozioni che il nostro territorio sa suscitare.

Per farlo chiediamo anche il vostro aiuto, perché nessuno conosce meglio una regione e le sue bellezze nascoste di chi ci abita. Per questo troverete uno spazio dedicato appositamente ai vostri consigli, dove potrete condividere i percorsi che più amate con gli altri utenti: vorremmo che questa sezione diventasse il vero cuore pulsante di questo blog.

Spazio anche alla buona tavola

In sella alla nostra bicicletta  pensiamo di farvi scoprire anche qualche prodotto locale o raccontarvi gli eventi più appassionanti che durante l’anno si svolgono in Umbria. Stiamo incontrando sempre più persone che si muovono in bicicletta, anche come mezzo di trasporto, e magari durante la bella stagione si possono scoprire le tradizioni e gli appuntamenti dei borghi umbri proprio arrivandoci in bici, insieme a qualche amico fidato.

Non dimentichiamoci, però, che per godere al meglio delle nostre escursioni è necessario avere un mezzo perfettamente funzionante, quindi parleremo anche delle ultime novità tecniche o di come preparare a puntino la nostra amata bici per le uscite, almeno per le cose più semplici (per le cose più tecniche sempre meglio ascoltare il vostro meccanico di fiducia…).

Tutto ciò non perdendo di vista l’obiettivo principale del blog, ossia trasmettervi nel miglior modo possibile la passione per le due ruote e l’amore per una terra a misura d’uomo, ricca di cultura, bellezze naturali e buon cibo.

 


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